Expo Zaragoza – Riconversione nella città della giustizia

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L’expo di Milano non è ancora cominciato, ma già si parla del futuro delle aree dopo l’evento. Diverse le istituzioni che si sono candidate ad occupare gli spazi dell’esposizione tra cui la Triennale e le varie università della città. Vediamo cosa è successo dopo l’expo tenutosi a Zaragoza nel 2008

 

I padiglioni occupavano un’area lungo il fiume con uno sviluppo prevalentemente longitudinale. L’intervento di recupero si propone di realizzare la “città della giustizia” e interessa gli edifici Ebro e Actur e ne rispetta la struttura originaria, distinguendosi per versatilità e design. L’obiettivo principale è il maggior riciclo possibile e il rispetto della filosofia dell’expo il cui tema era “Acqua e sviluppo sostenibile”, confrontandosi con problemi quali il rispetto dell’ambiente, il risparmio energetico e l’uso di materiali ecocompatibili.
La proposta si compone di volumi che, pur mantenendo la coerenza con il loro utilizzo, comunicano con l’osservatore attraverso l’uso dei colori e di forme sinuose. “Abbiamo optato – spiega il progettista Carlo Lamelas – per forme tondeggianti e facciate protette dal sole tramite lame di diversi colori”.

Un altro aspetto a cui si è dato molta importanza, è la semplicità d’uso, attraverso un sistema di accessi e fruizione degli spazi studiati per andare incontro alle esigenze degli utenti. L’edificio risulta quindi diviso in 5 blocchi, separati da cortili interni e connessi tra loro al piano terra e al primo piano in cui sono stati concentrati gli spazi aperti al pubblico: sale d’aspetto, aule giudiziarie, registro civile ecc.
In previsione di una grande affluenza, i primi due piani sono stati progettati con grandi spazi a doppia altezza, ampie scale e lunghi corridoi. Nei restanti piani sono collocati gli uffici privati non aperti al pubblico. I cortili e i passaggi interni permettono di trarre la maggior illuminazione possibile dalla luce naturale, in un’ottica di risparmio energetico, esattamente come era stato pensato durante la costruzione degli edifici per l’expo, che sono infatti orientati da est verso ovest per sfruttare la luce del sole.

 

Altri progetti sono previsti per queste aree tra cui l’istituto del cambio climatico nel padiglione spagnolo, un acquario fluviale e il polo delle tecnologie (nel padiglione ponte simboli dell’expo), oltre ad edifici di servizio come il centro congressi e un hotel.

Ci auguriamo che anche per il dopo Expo meneghino, si possano sfruttare i padiglioni che rimarranno e la progettualità degli spazi per creare un quartiere moderno ed econosostenibile.

 

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