Milano tornerà ad essere una città d’acqua?

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Alzi la mano chi sapeva che fino agli anni ’30 Milano aveva molti canali e rogge che solcavano le strade rendendola una specie di Venezia padana. Sembra strano eppure era proprio così. Troviamo ancora testimonianze di questo recente passato nei nomi delle vie: Porto di mare, via Laghetto, via Conca del naviglio, ma anche dai resti di manufatti salvati dalla scellerata copertura dei corsi d’acqua. Ne è un esempio il ponte delle sirene che scavalcava il naviglio all’altezza di via Visconti di Modrone, e che si trova ora al parco Sempione, oppure l’affascinante conca dell’Incoronata, opera di Leonardo da Vinci, che conserva ancora le porte di legno originali da poco restaurate. Ma forse l’esempio più eclatante è quello del Ticinello, un naviglio che nasceva dalla darsena e che, riaperto nel tratto iniziale grazie alla riqualificazione della Darsena, ha riportato alla luce un antico ponte del 400 a tre fornici.

 

Il sottosuolo della città nasconde quindi un inestimabile tesoro fatto di antichi canali e corsi d’acqua. Da oggi questa ricchezza ha una possibilità in più di essere riscoperto grazie allo studio di fattibilità sulla riapertura dei navigli. Presentato ieri a Palazzo reale, lo studio è coordinato dal politecnico di Milano e prende in considerazione tutti gli interventi architettonici, viabilistici oltre che geoligici e idraulici, necessari a riportare alla luce gli antichi canali. Il tracciato non ricalcherà fedelmente quello originario in quanto la città è molto cambiata nel frattempo, ma propone la riscoperta di alcuni tratti affiancati a nuovi percorsi costruiti ex novo. Lo scopo non è un mero ritorno al passato, ma un’occasione per riscoprire la città d’acqua e riqualificare ampie zone ed in particolare la cerchia dei navigli che delimita il centro storico cittadino. Otto chilometri in tutto che renderanno anche possibile la navigazione dai grandi laghi del nord, fino al mar Adriatico.

 

Il progetto avrà un costo stimato intorno ai 400 milioni di euro e una ricaduta in termini economici di circa 800 milioni di euro. I benefici economici deriveranno dal miglioramento della qualità urbana a vantaggio dei cittadini e delle attività commerciali, riduzione del traffico e miglioramento viabilistico.

 

“La riapertura dei Navigli è un tema di grande interesse e fascino per la città. Il piano di fattibilità del Politecnico ci offre una prospettiva concreta su cui avviare la nostra riflessione: è opportuno che da subito si verifichino le compatibilità economiche, affinché questo grande progetto possa avere un percorso realistico”, dichiara l’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza.

 

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